In un’aula recentemente ristrutturata, prima ancora dell’arrivo dei banchi, i bambini di quarta hanno dato vita a un piccolo supermercato. Scaffali allestiti con scatole di pasta vuote, frutta, verdura e flaconi di shampoo portati da casa: uno spazio didattico ideato per fare matematica in modo concreto e coinvolgente, un piccolo laboratorio di vita quotidiana in cui i numeri prendono forma e diventano gesti familiari.
“C’è una cassa, alimentata con denaro che gli stessi bambini hanno realizzato a mano – spiega Giorgia Maggi –, così che impersonando il ruolo del cassiere si debba calcolare pagamenti e resto. Serve però anche attrezzare le corsie, imparando le unità di misura, o stimare il prezzo dei prodotti, allenando la capacità di stima”.
Un gioco, certo, ma anche un’attività che cala i piccoli in una realtà tangibile, sperimentando e scoprendo il quotidiano dei grandi. Il supermercato resterà operativo fino alla chiusura della scuola e potrà essere fruito anche dalle classi terza e quinta, a discrezione dei docenti di matematica. E proprio da una di loro, Beatrice Perazzi, che è nata l’iniziativa: “In passato avevamo già sperimentato qualcosa di simile – ricorda Maggi – ma lei ha avuto l’intuizione di portarlo su un altro livello. Come sistema educativo crediamo nell’apprendere attraverso il fare, l’agito, non soltanto sui libri, e davvero quest’idea si sta dimostrando perfetta. Il nostro piccolo supermercato restituisce ai bambini un protagonismo che la sola spiegazione frontale non riesce ad attivare con la stessa efficacia, con la stessa intensità”.

Accanto alla matematica, in più, il progetto valorizza un secondo asse: l’educazione civica. “Insegna come comportarsi in ambiente pubblico: non correre, non far cadere gli oggetti, dare la precedenza, attendere pazientemente alla cassa – elenca Maggi –. Ma soprattutto educa a vivere ruoli diversi, immedesimandosi con chi paga, con chi serve. È un esercizio di socialità autentica, capace di tradurre concetti astratti in concreti gesti quotidiani”. Il metodo poggia del resto su un altro must dell’istituto: lo storytelling.
“Raccontiamo storie che si accompagnano a compiti da assolvere e problemi da risolvere – conclude l’insegnante -. Usiamo personaggi attraverso cui i più piccoli possano sperimentare differenti prospettive, al contempo sviluppando empatia e capacità di confronto. Relazionarsi in modo corretto con l’altro attraverso osservazione e sperimentazione diretta”.